Obiettivamente 1
Poniamo il caso che io asserisca una cosa qualsiasi, ma cercando di essere il più obiettivo possibile.
Che so, per esempio (la prima cosa che mi viene in mente mentre scrivo, giuro) che la fotografia non è mai, di per sé, una fedele trasposizione della realtà.
E’ obiettivo.
Per esempio, dipende dall’attrezzatura, dalla resa dei colori della pellicola, o del sensore. Dall’obiettivo. E’ obiettivo (ho scelto l’esempio sbagliato, ma ormai è tardi).
Insomma, l’occhio umano percepisce diversamente la realtà direttamente rispetto a come la percepisce osservando una fotografia, stampata o su un video: è la grande bugia della fotografia, pur essendo una materializzazione della percezione di una percezione, è anch’essa una percezione.
A parte il fatto, obiettivo, che un’immagine stampata non è stereoscopica.
In tutto ciò credo di essere stato obiettivo, sicuramente sono obiettivo, nessuno può obiettarlo. O può farlo, ma deve obiettivamente ricorrere a qualche argomentazione dialettica che indebolisca la semantica delle parole e quindi cerchi la mancanza di obiettività in quella indirezione causata dal significante, attaccando una presunta poca obiettività del significante pur non potendo farlo con il significato puro.
Ma d’altronde è impossibile dialetticamente controbattere al significato puro, dal momento che la dialettica stessa non esiste senza significante. Anche questo è obiettivo, obiettivo alla seconda.
Quindi, seppur evitando il regresso all’infinito e accettando l’obiettività come schiava del significante, pur se così perdiamo il fascino del concetto obiettivo e vero in assoluto, possiamo concludere che essere obiettivi è di fatto un obiettivo non solo perseguibile e raggiungibile da chiunque, ma addirittura ineluttabile.
D’altronde di rado ci dichiariamo poco obiettivi, e se lo facessimo (con grande onestà intellettuale) dimostreremmo grande obiettività, pur al prezzo di una non verità (ci dichiariamo non obiettivi e quindi lo siamo per il fatto che lo dichiariamo).
E quindi siamo tutti sempre obiettivi, sempre, a meno di non rinunciare al significante, quindi di non comunicare, e goderci il fatto che l’obiettività della percezione diventa reale solo nel momento in cui non la si comunica.
E quindi se l’albero che cade nella foresta deserta fa rumore o meno non ce ne importa una beneamata fava, tanto non lo raccontiamo a nessuno, ma potrebbe essere obiettivamente caduto con rumore o meno.
Lo so, ho stuprato un kōan.
Per tacere di tutti i filosofi orientali e occidentali che stanno facendo rivoltamento sincronizzato nelle proprie tombe.







Ma alla fine, se parliamo di fotografia, tutto dipende da quale obiettivo usi.